1月5日
Ricordi
A volte
vorrei poter volare come le danzatrici classiche,anche se questo non è il mio
obiettivo principale nella vita.
Oggi è sabato e la scuola mi sta letteralmente massacrando per questo oggi mi
sono finta malata e sono uscita con i miei amici.
Io sulla mia adorata Vesta e loro su quelle moto che adoro: Ducati e la
Kawasaki.
E' già metà ottobre ma l'aria tiepida e la vista del mare fanno sembrare
luglio. Il Palazzo della Cultura sorge nel centro: dietro c'è il parco con
alberi verdi che d'inverno diventano candidi,guadandoli si ha la sensazione di
poterli toccare poichè sembrano fatti di pezza. Il parco è molto
grande,spazioso,con panchine,bar e due parchi giochi,uno più grande e vecchio
dell'altro,costruito nel 2oo3. Il Palazzo della Cultura custodisce i miei
ricordi gelosamente,tutta la mia vita è legata al Palazzo e al palco che ha davanti a sè. Ricordo ancora quei giorni di metà novembre prima di entrare nel Palazzo,avevo tre anni e andavo alla mia prima lezione di ballo. Ecco,quel giorno ricordo la neve che iniziava a cadere e io mano nella mano con Sofia e la lingua di fuori assaggiando quel sapore di niente della neve. Sapeva di niente ma a me sembrava di assaggiare lo zucchero a vero caduto dal cielo e in un attimo lo zucchero a velo era sotto ai miei piedi. Pochi minuti dopo la prima tempesta che io ricordi e cosi ci rifuggiammo nel Palazzo. Quella era anche la prima volta che Sofia mi ha visto ballare,ma solo perche fuori c'era la tempesta che si sentiva anche dentro. Vento e neve... Era tutto bianco,sembrava il Paradiso. Se avrebbe potuto Sofia sarebbe uscita e sarebbe andata dalla sua amica d'infanzia che abita davanti all'enorme pizza in cui è collocato il Palazzo. Dietro al vetro della sala in cui ballavo vedevo la faccia di Sofia quasi annoiata e come se pensasse " Che ho fatto io di male a essere qui?". Ha sempre sognato per me un futuro di avvocato o medico,e se andava male,della vj. Finita la tormenta la vidi andar via senza neanche un cenno di congedo. Ma sapevo che era cosi e non me la sono mai presa. Sofia è la donna più strana che conosco: non è mai stata timida ma introversa,solo quando siamo noi due soli mi dimostra il suo affetto,anzi questo succede rare volte.
Crox e io ci siamo conosciute a quattro anni sul palco di fronte al Palazzo. Ci dovevamo esibire insieme in hip hop e,ricordo il panico e le lacrime agli occhi di entrambe,davanti a migliaia di persone accorse solo perchè era il concerto di una famosa cantante di cui ora non rammento il nome. La nostra insegnante dalle quinte ci diceva "Dai...muovetevi". In realtà non la sentivamo ma avevamo letto il suo labiale e la faccia preoccupata con gli occhi di fuori. Dopo pochi secondi dalla partenza della musica,ci guardammo e lei mi sorrise per la prima volta e cosi siamo partite nell'hip hop. Mi estraniai in un mondo tutto mio,ricordo che in me c'era la pura energia dentro,non ricordo i passi ma solo alla fine gli applausi di tante persone con il sorriso sul volto e mia nonna in prima fila che mi mandava i baci. Il giorno dopo Crox mi invitò a casa sua e da quei giochi simili ai miei,alle passioni in comune,ai sogni indimenticabili diventammo amiche. Frequentavamo la stessa classe alle elementari eppure non ricordo di lei,forse perchè era il mio alter ego. Alle medie cominciarono le nostre avventure.